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  IN PRIMO PIANO Notizie Curiosità Marianna Filomarino, l’ultima feudataria di Guagnano
Marianna Filomarino, l’ultima feudataria di Guagnano
Scritto da Antonio Calcagnì (poeta e storico di Guagnano) - Sabato 30 Giugno 2012 16:28   
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GUAGNANO | Premetto subito che dell’antico casale di Guagnano, col nome di Guanianus, ne è  documentata la sua esistenza su registri ufficiali fin dal 1278. Si tratta di una transazione di questo casale col suo feudo (insieme a quello di Salice, baronia unica per diversi secoli) dal fu marito Jacopo de Roqueville  alla sua vedova Sibilia, da parte del re di Francia Carlo I d’Angiò. Evidentemente Jacopo, nella veste di  valoroso cavaliere al seguito del re nella guerra vittoriosa degli angioni contro gli svevi, aveva avuto un ruolo importante, premiato poi, come tanti altri, col suddetto feudo (baronia). Ecco il testo: “Mandatum pro Sibilia, relicta quondam (vedova del fu) Jacopi de Roqueville, tenente casalia Salici et Guaniani”[1]. Va detto che la concessione del feudo era solo ad uso frutto, che alla morte del destinatario tornava alla Corona; solo in casi di provata fedeltà al sovrano poteva passare al parente più stretto, come nel caso di Sibilia. Da allora fino al 1845, morte dell’ultima feudataria Marianna Filomarino, nei due feudi di Guagnano e Salice, quasi sempre appaiati, si è succeduta una lunga serie di nobili feudatari sulle due terre il cui elenco completo si può trovare sul mio testo STORIA DI GUAGNANO E VILLA BALDASSARRI (II edizione, Publigrafic Trepuzzi, 2011).
I nomi più altisonanti sono stati in ordine cronologico: i Sambiase, gli Zurlo, gli Orsini-del Balzo, i Paladini, gli Albricci, gli Enriquez e i Filomarino.
La famiglia dei Filomarino dei duchi di Cutrofiano viene a interferire colla nostra baronia quando l’ultima erede degli Enriquez, Teresa, sposa Alfonso Filomarino. Morto senza prole, l’eredità passa al fratello Nicola, che sposa la nobildonna ferrarese Lucrezia Sacrati, dei marchesi di san Valentino. Da questo matrimonio nacque prima Marianna, poi Maria Antonia, che sposò a soli 14 anni (era costume sposare le figlie quasi adolescenti!) il Duca Ferdinando Caracciolo di Castel di Sangro; ma non avendo prole, non lasciò tracce importanti.
Don Nicola, che morì giovanissimo nel 1769 a Napoli, lasciò in eredità a moglie e figlie un guazzabuglio giudiziario che le impegnò in aule giudiziarie per molti anni; questo perché quando il Filomarino raccolse l’eredità degli Enriquez, che comprendeva anche Campi e Squinzano, questa era compromessa da debiti e da legati che un membro della famiglia, il cardinale Enrico Enriquez (1701-56) aveva contratto con alcuni monasteri prima della morte.
Don Nicola per pagare i tanti debiti con scadenza impellente, pena il sequestro, fu costretto a vendere alcune proprietà alla persona che trovò molto disponibile, Don Michele Pignatelli, principe di Copertino, il quale prese in affitto anche i feudi di Campi e Squinzano e i suffeudi di Afra e Bagnara con la clausola prevista che volendo poteva anche acquistarli. Inoltre, comprò Salice e Guagnano in forma definitiva per 246.000 ducati, che detenne per 10 anni (1761-71) ma nessuno se ne accorse, perché viveva quasi sempre a Napoli, come tutti i nobili del Regno.
Poiché Don Nicola non mantenne i patti della clausola, il principe si rifiutò di pagare gli affitti. Quando nel 1769 Don Nicola morì all’improvviso in giovane età, lasciò la moglie Lucrezia, che patrocinava la figlia Marianna di soli otto anni,  in un mare di guai. Fra cause e controcause, il 18 maggio 1772 la Regia Corte di Napoli emanò il verdetto: la duchessa doveva restituire le somme della transazione al Pignatelli e lei prendeva possesso definitivo dei feudi.
Marianna, primogenita di don Nicola e donna Lucrezia, era nata il 14 marzo del 1761 quasi un dono “della Beata Vergine Maria” alla quale era molto devota. Come la sorella, anche Marianna andò a nozze a soli 16 anni (1777) mentre dimorava a Napoli per motivi di studio, ma anche come residenza secondaria. Fu qui che conobbe il suo principe azzurro nella persona del suo cugino di sangue don Ascanio Filomarino, principe di Boiano e gentiluomo di camera alla corte del sovrano Ferdinando IV di Borbone, ma dovettero prima ottenere il consenso dalla Curia Vescovile trattandosi di matrimonio fra consanguinei. La cerimonia fastosa e solenne si svolse nella parrocchia di san Liborio a Napoli cui apparteneva Marianna.
La giovane duchessa, a differenza della madre, fu molto prolifica, avendo dato alla luce ben otto figli. Gli storici della nobiltà napoletana la descrivono di intelligenza vivace, brillante, energica e volitiva, piena di iniziative, ma anche affascinante, proporzionata di corpo e bellissima di viso, seducente e sensuale, piacente nell’abbigliamento aderente alle sue belle forme.
Tuttavia, la memoria storica locale e contadina ce la tramanda autoritaria, disinvolta, belligerante nella rivendicazione degli interessi sui sudditi, soprattutto nell’età matura. Abbastanza viziosa, si giocava fortune al gioco d’azzardo cui sacrificò molte sue ricchezze, e annusava tabacco forte che si portava appresso in una borsetta di pelle, legata alla cintola, come scrive lo storico salicese Giovanni De Nisi. Era devota e di viva fede, non mancò di assegnare benefici a chiese e sacerdoti, eppure poco fortunata nella vita per le vicende che sto per raccontare. Rare volte si affacciava nei suoi feudi di Cutrofiano, Campi, Squinzano, Salice e Guagnano, se non durante le ripetute gravidanze.  A soli 38 anni rimase vedova perchè, durante la Rivoluzione del 1799 che proclamò decaduta la monarchia di Ferdinando IV e la proclamazione della Repubblica napoletana (dal 21-gennaio al 21 giugno), peraltro soffocata nel sangue, trovò la morte Ascanio Filomarino, uomo di scienza, accusato ingiustamente di giacobinismo; egli venne massacrato dopo essere stato trascinato da casa giù per la strada da una folla impazzita[2].
La sua vedovanza dovette durare un decennio, finchè non sposò in seconde nozze il conte Pietro d’Aragona Fitou, dal quale ebbe altri tre figli: Gaetano, principe di Squinzano che morì improle nel 1870 a Roma; Raffaele, conte di Cutrofiano, anch’egli senza eredi, morì a Londra nel 1868, infine Giovanni, ucciso durante un duello d’onore a Gaeta nel 1853.
Donna Marianna ci interessa da vicino perché dal Catasto Onciario del 1773 risulta possidente nel feudo di Guagnano di molti beni, mobili e immobili, e che come forestiera pagava la tassa detta “bonatenenza”. Abitava, come tutti i feudatari nominati sopra, nel palazzo di via Garibaldi di fronte la chiesa matrice, oggi posseduto in parte dalla ND Maria Degli atti e dalla prof.ssa Rosanna Sagace. Le sue ricchezze terriere occupavano i 4/5 del feudo di Guagnano, e sono descritte nel Catasto Onciario del 1743, riportate nelle pp. 342-43 della mia Storia, vol. I.
Le masserie Boci, Frasca, Patriglione, Bosco, Camarda, Stripponi, Madonna della Grazia erano tutte sue, compreso il territorio limitrofo al Paese. Quando venne emanato il Decreto napoleonico 2 agosto 1806 sull’Eversione della feudalità, che abbatteva lo stato di arroganza della vecchia aristocrazia terriera, e dava per decaduti i titoli nobiliari, la prima ad opporsi all’attuazione della legge fu proprio lei, attraverso i suoi legali. Il decreto dava mandato ai comuni di delimitare la proprietà feudale dichiarandone demaniale (ossia pubblica) i 2/5, da distribuire in misura di due tomoli pro capite che avrebbe sistemato circa 108 famiglie nullatenenti di Guagnano.
Dei 540 tomoli detenuti dall’ex feudataria in Guagnano, 216 vennero dichiarati demaniali, e 324 rimanevano alla stessa. Tuttavia, lei si oppose tenacemente a tutto lo spirito del Decreto, ritenendolo abusivo e illegittimo con cavilli capziosi che le fecero trascorrere gran parte della vecchiaia nelle aule di tribunali, anche se le spese superavano spesso il ricavato. Eppure si dice fosse devota alla Madonna ed era larga di manica verso clero, monasteri e i conventi. Purtroppo i proprietari terrieri del paese ne seguirono le orme e la riforma agraria prevista dal decreto venne boicottata di fatto, e qualche beneficio lo ebbero figli e nipoti circa mezzo secolo dopo, quando la signora duchessa era già morta da tempo all’età di 85 anni (1845), soddisfatta d’averla fatta franca, mentre i suoi 540 tomoli erano passati al duca di Diana, parente stretto della nobile famiglia napoletana dei Sigillo. Considerato che le donne contavano poco nei tempi storici passati, tra le feudatarie di Guagnano prima di donna Marianna desidero ricordare per la loro forte personalità:
Giulia Farnese, pronipote del Papa Paolo III,  vedova precoce  di Giovanni Antonio II Albricci, spesso residente a Mesagne, suo feudo maggiore;
Maria Paladini, vedova precoce e madre di tre figlie, sposata a 16 anni e risposata a 26 nella chiesa parrocchiale di Campi S., città sede del palazzo baronale, con Giovanni Enriquez (17-2-1625), alto magistrato del Cosiglio Collaterale del re di Napoli; infine la principessa Cecilia Capace Minutolo, vedova di Giovan Battista Enriquez, morta nel palazzo baronale di Guagnano il 10-4-1753 e seppellita insieme al figlio Gabriele Agostino II nel cimitero sotterraneo alla nostra Chiesa matrice.
Finalità di questo saggio storico è quella di stimolare la curiosità di chi studia a cercare e conoscere prima eventi e personaggi di casa nostra, dopo quelli di portata più ampia, ossia nazionali, europei e mondiali.



[1] Dai Registri della Cancelleria Angioina-ASL  (Archivio di Stato Lecce)

[2] Per chi vuole approfondire la vicenda della Rivoluzione napoletana del 1799 e la morte del Filomarino, si rimanda alla mia STORIA DI GUAGNANO E VILLA BALDASSARRI, vol I pp 294-300.

 

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