A tre anni dal suo debutto sul mercato, la piccola Stonic si è concessa un fisiologico aggiornamento. Modifiche di fino, sia chiaro: i designer hanno messo mano prevalentemente al taglio dei gruppi ottici e ampliato il catalogo delle personalizzazioni. Salendo a bordo l’occhio cade subito sul nuovo impianto multimediale, ora forte di un display da 8 pollici perennemente connesso alla rete. Ma l’upgrade che conta per davvero su strada riguarda i sistemi di ausilio alla guida. Fa capolino la frenata automatica d’emergenza che non si limita a riconoscere i pedoni e i veicoli, ma intercetta anche i ciclisti, lavorando in tandem con il nuovo regolatore di velocità adattativo.
Nonostante sfoggi una linea filante, quasi sportiveggiante per essere una crossover da città, la coreana se la cava egregiamente sul fronte dell’abitabilità. Anche accomodandosi sul divano posteriore, due adulti trovano la loro quadra senza dover fare i contorsionisti. Il bagagliaio gioca le sue carte puntando su un provvidenziale pianale regolabile su due altezze, ma impone d’altro canto qualche rinuncia in termini di pura praticità. La soglia di carico decisamente alta rispetto al suolo rende le operazioni di stivaggio dei colli pesanti una mezza faticaccia, e l’assenza di un divano scorrevole limita un po’ la modularità degli spazi interni.
Tra le curve, in compenso, questa B-SUV sa il fatto suo: è rapida nei cambi di direzione, facile da riprendere e trasmette una bella sensazione di controllo. Il rovescio della medaglia è un assetto che sullo sconnesso fatica a filtrare a dovere le asperità. Un comfort minato in parte anche da un’insonorizzazione migliorabile e dall’abbondante impiego di plastiche rigide ed economiche in abitacolo, che tradiscono la fascia di prezzo della vettura.
Sotto il cofano debuttano nuove unità a benzina, tra cui l’onesto quattro cilindri 1.2 da 84 CV (depotenziato poi a 79 CV nel 2023). Un motore privo di particolari velleità sportive ma che rappresenta la quadratura del cerchio per chi ha un occhio di riguardo al portafoglio, specialmente se declinato nella gettonatissima variante a GPL. Per chi cerca uno spunto più brillante c’è il tre cilindri 1.0 turbo mild-hybrid, offerto in due step di potenza, da 100 o 120 CV. Chi punta all’usato o possiede già i primi modelli aggiornati farebbe bene a tenere d’occhio la valvola di ricircolo dei gas di scarico: un cortocircuito interno a questa componente potrebbe causare lo stallo improvviso del motore, aumentando il rischio di incidenti ancor prima che la strumentazione faccia in tempo a segnalare l’avaria con l’apposita spia.
Mentre alle nostre latitudini Kia raffina la sua offerta urbana, a migliaia di chilometri di distanza il marchio sonda altri territori sfoderando l’artiglieria pesante. Sulle polverose strade indiane, infatti, i collaudatori stanno torchiando senza sosta i muletti della futura Sorento. Avvistata in questi giorni ancora sotto pesante camuffamento, la maxi-SUV asiatica si prepara a un debutto, previsto per il 2027, in un mercato dove dovrà giocarsela a sportellate con ossi duri del calibro di Toyota Fortuner, Jeep Meridian e Skoda Kodiaq, posizionandosi un gradino sopra l’attuale Seltos.
Anche sotto le spesse pellicole optical, l’occhio clinico coglie già alcune finezze estetiche. I cerchi in lega sfoggiano una finitura bicolore e un design che sembra fare il verso alle firme luminose dei DRL globali, a loro volta ridisegnati con un taglio decisamente spigoloso. Le cornici cromate dei finestrini e i mancorrenti neri sul tetto puntano a restituire una presenza su strada massiccia, quasi da ammiraglia.
La vera partita, però, si giocherà sotto il cofano, con una potenziale virata verso l’ibrido. La Sorento indiana potrebbe ereditare il powertrain atteso sulla prossima generazione della Seltos, un sistema basato su un 1.5 a benzina aspirato. L’alternativa, decisamente più golosa, sarebbe l’importazione diretta dell’architettura ibrida già rodata sui mercati globali ed europei: un 1.6 turbo-benzina accoppiato a un automatico a sei rapporti e alla trazione integrale. Proporre una vettura a tre file di sedili ibrida in un segmento storicamente feudo dei grossi naftoni potrebbe sparigliare parecchio le carte della concorrenza, a fronte di un listino che dovrebbe orbitare tra i 3 e i 3,5 milioni di rupie.