Il nodo allenatore e le garanzie sul progetto Dalle parti della Continassa le priorità si accavallano, ma ogni discorso tecnico ruota inevitabilmente attorno a una figura centrale. Il contratto di Luciano Spalletti scadrà al termine della stagione e, sebbene la dirigenza sia ormai convinta di proporgli un rinnovo, resta da capire se ci siano i presupposti reali per proseguire insieme. Arrivato nell’ottobre del 2025 per raccogliere l’eredità di Igor Tudor, il tecnico toscano ha saputo dare una scossa tangibile all’ambiente. I segnali di ripresa sono costanti. La squadra ha ritrovato una sua precisa identità, tanto in campionato quanto in Europa. Attualmente i bianconeri occupano la sesta posizione, a quattro lunghezze dalla Roma quarta, e non è un caso che i principali bookmaker continuino a inserirli tra i favoriti per agguantare un posto nella prossima Champions League.
La volontà di prolungare il matrimonio c’è. Lo stesso Spalletti ha ammesso pubblicamente di essere felice all’idea di restare, ma per la fumata bianca servirà sedersi a un tavolo nelle prossime settimane. L’intesa da trovare, secondo quanto filtra, non è affatto legata all’ingaggio. L’allenatore ha chiesto garanzie chiare sulle ambizioni a lungo termine del club e pretende almeno tre colpi di spessore, uno per reparto, in vista dell’annata 2026-27. Le basi sembrano comunque solide, come confermato da Giorgio Chiellini. L’attuale Football Strategy Director ha speso parole inequivocabili, ricordando come Spalletti abbia accettato la panchina senza alcuna garanzia pur di mettersi in gioco, ribadendo che fa pienamente parte del presente e del futuro della squadra. Un pensiero condiviso anche da ex bandiere come Miralem Pjanic, convinto che il toscano sia l’uomo giusto per aprire un ciclo. A febbraio, d’altronde, l’allenatore era stato lapidario: “Cerco un campo, un pallone e giocatori da allenare, possibilmente intelligenti, e qui li ho”.
La sfida americana e l’incognita dei prestiti Questa necessità di programmazione si scontra però con un ostacolo imminente e per nulla banale. L’orizzonte del nuovo Mondiale per Club stravolge le normali dinamiche del mercato estivo. Chiedersi “chi parte?” assume un significato del tutto inedito: non si tratta solo di sfoltire la rosa per la prossima stagione, ma di compilare un elenco di convocati per la spedizione negli Stati Uniti senza avere la minima certezza che gli stessi nomi vestiranno poi il bianconero in autunno.
Il regolamento della competizione parla chiaro. La Juventus potrà portare tutti i calciatori attualmente in rosa fino al 30 giugno, inclusi quelli in prestito secco, annuale o con diritto di riscatto. È sufficiente che restino legati al club fino a quella data. È una situazione spinosa, resa ancor più complessa dall’attuale assenza di un direttore sportivo in una fase cruciale che vede l’apertura di una finestra di mercato straordinaria. Le ultime coordinate pubbliche le aveva tracciate Cristiano Giuntoli, ormai sollevato dal suo incarico, poco prima della partita contro il Venezia. Il suo quadro della situazione resta l’unico vero punto di riferimento: l’intenzione è quella di portare oltreoceano elementi di proprietà come Kostic e Rugani, di rientro dai rispettivi prestiti senza obblighi di riscatto.
Il rebus dei contratti e le date chiave Il vero rompicapo è la gestione dei prestiti in scadenza. Il caso di Francisco Conceiçao fotografa perfettamente il problema. Il giovane portoghese giocherà sicuramente la prima parte del Mondiale con la maglia della Signora. Tuttavia, poiché non è consentito disputare il torneo con due club differenti, se la Juventus dovesse superare lo scoglio del 30 giugno si ritroverà a un bivio. Servirà un nuovo accordo con il Porto per prolungare il prestito almeno fino a metà luglio, o per rinnovarlo per l’intera stagione. Altrimenti, dal primo luglio Conceiçao sarà ufficialmente in vacanza in attesa di conoscere il suo futuro.
Situazione altrettanto delicata per Randal Kolo Muani e Renato Veiga. I margini per trattenere i due innesti di gennaio ci sono, ma il rischio di perderli è alto. C’è l’eventualità concreta che il francese disputi il torneo con il Psg, mentre il difensore potrebbe addirittura ritrovarsi ad affrontare la Juve da avversario con il suo Chelsea. Proprio Veiga ha seminato una certa apprensione sui social dopo la sfida contro il Venezia, liquidando tutti con un “Un vero piacere!” che aveva il sapore inequivocabile dell’addio. I dialoghi dei prossimi giorni saranno vitali per sciogliere i nodi entro il 10 giugno, termine ultimo per consegnare la lista definitiva.
Tra il 27 giugno e il 3 luglio, nel pieno di quel ponte temporale che scavalca le due stagioni, la finestra straordinaria consentirà di modificare fino a sei giocatori della lista iniziale e di aggiungerne due nuovi. Uno spazio di manovra essenziale per gestire anche le grane interne. Fabio Miretti, ad esempio, è da escludere a causa del suo infortunio. Per Tiago Djalò e Arthur, ormai ai margini del progetto tecnico, andrà invece fatta una scelta ponderata. Portarli in America per cercare di rivalutarli sotto i riflettori internazionali, o lasciarli a casa per scongiurare infortuni che complicherebbero le loro inevitabili cessioni? Le risposte dovranno arrivare molto presto.