Sembra che a Cupertino abbiano deciso di alzare la posta in gioco sul fronte della sicurezza, coprendo quei nervi scoperti che lasciano gli utenti vulnerabili sia per strada che nel traffico dei dati. Scavando nel codice di iOS, i ragazzi di 9to5Mac hanno intercettato una novità in via di sviluppo che risolve un problema decisamente reale e fastidioso. In pratica, l’iPhone capirà da solo se ti è stato strappato di mano.

Tutto ruota attorno a un mix di dati incrociati: il sistema sfrutta il giroscopio, l’accelerometro e una serie di altri sensori per riconoscere il movimento brusco di uno scippo. A fare da vera e propria sentinella ci pensa poi l’Apple Watch abbinato, che si accorge nell’immediato se il telefono si allontana in modo anomalo e improvviso dal polso del proprietario. Appena il sistema fiuta il furto, sigilla il dispositivo in una frazione di secondo e fa scattare la Protezione del dispositivo rubato.

È una contromisura pensata per tagliare le gambe a quei ladri un po’ più scaltri che prima ti spiano mentre digiti il codice di sblocco e poi passano all’azione. Una volta che il telefono entra in questa modalità protetta, trovandosi lontano dai soliti luoghi sicuri come casa o l’ufficio, il semplice PIN non basta più per fare danni. Per mettere le mani su carte di credito, app bancarie o password salvate diventa obbligatoria l’autenticazione biometrica. E per le modifiche pesanti, come tentare di cambiare le credenziali dell’Apple Account, subentra un’attesa forzata di un’ora. Abbastanza per rovinare i piani a chiunque e dare il tempo di bloccare tutto a distanza.

Oltre l’hardware: la fine delle falle nelle “bolle verdi”

Mettere al sicuro il dispositivo fisico è sacrosanto, ma c’è tutto un fronte digitale che fino a poco tempo fa aveva un buco evidente. Chi bazzica l’ecosistema iMessage dà per scontata la tranquillità della crittografia end-to-end, eppure bastava scambiare messaggi con utenti fuori dal recinto Apple (le famigerate bolle verdi) per veder crollare queste tutele. Con il lancio di iOS 26.5 all’inizio del mese, le regole del gioco sono cambiate grazie al supporto per la crittografia end-to-end anche sui messaggi RCS.

Al momento la funzione viaggia in beta ed è attiva di default, sempre che il vostro operatore rientri tra quelli che la supportano. Fare un check veloce per capire se è tutto configurato a dovere è banale: basta fare un salto in Impostazioni, poi App, Messaggi, Messaggistica RCS e assicurarsi che l’interruttore della crittografia sia effettivamente acceso. Apple suggerisce di buttare l’occhio all’icona del lucchetto in cima alle singole chat per avere la conferma visiva della protezione, ma chiariamo subito che sui thread che vi portate dietro da mesi o anni l’interfaccia va un po’ a singhiozzo e non è il massimo dell’affidabilità.

C’è una scorciatoia molto più empirica per capire se la conversazione è davvero blindata, senza affidarsi a icone ballerine. Vi basta toccare il nome o l’immagine del profilo in cima alla chat per aprire i dettagli della conversazione, scrollare giù fino in fondo e leggere cosa dice il sistema alla fine della schermata. Se l’RCS crittografato sta facendo il suo dovere, troverete un avviso inequivocabile che vi conferma che la conversazione è crittografata end-to-end e i messaggi non possono essere intercettati durante il tragitto tra i dispositivi. Se invece leggete a chiare lettere che la chat non è crittografata, sapete di non essere del tutto al riparo da occhi indiscreti.

Resta da capire quanto queste due mosse, combinate, argineranno effettivamente le dinamiche dei furti fisici e delle intercettazioni. La rincorsa tra chi progetta sistemi chiusi e chi cerca di forzarli difficilmente trova un punto d’arresto definitivo, semplicemente sposta il terreno di scontro un po’ più in là.