Superata la soglia dei trenta gradi, l’entusiasmo per l’estate comincia a cedere il passo a una sottile frustrazione. Con punte che sfiorano i 34°C e un sole accecante, ci si ritrova quasi a pregare per un temporale improvviso, se non altro per dare un po’ di tregua alle ortensie sul balcone. Il problema è che questa canicola non logora solo noi, ma mette a dura prova anche la tecnologia. Chi guida un’elettrica pura, magari una fidata Renault 4 con cui affrontare la città, sa bene che il caldo torrido diventa un limite invisibile: oltre una certa soglia termica, le batterie escono dalla loro comfort zone e quell’efficienza tanto decantata nei mesi più miti inizia a colare a picco.

È in scenari del genere, dove il termometro gioca a sfavore dell’elettrico puro, che le motorizzazioni alternative tornano a farsi interessanti. Ed è qui che si inserisce la Renault Arkana, una SUV-coupé medio-grande che si posiziona sul mercato con un prezzo d’attacco di poco superiore ai 30.300 euro.

L’inganno delle linee e la concretezza dello spazio

Sviluppata sulla base della più compatta Captur, l’Arkana ha una linea del tetto così slanciata e sfuggente che a prima vista potrebbe far temere il peggio per l’abitabilità. Invece l’inganno visivo svanisce non appena si sale a bordo: lo spazio è da vera cinque posti e anche chi svetta sopra la media ci sta comodo senza dover incassare la testa. Notevole anche la capienza del bagagliaio, accessibile da un portellone decisamente generoso. Peccato solo per la soglia di carico un po’ troppo alta rispetto al terreno e per quel blocchetto della serratura sporgente sul portellone, che rischia di regalare qualche testata ai più disattenti.

Davanti agli occhi la plancia si presenta moderna e razionale. I due display catturano l’attenzione e l’infotainment è uno dei punti forti della vettura: intuitivo, reattivo e ricco di funzioni utili. Certo, andando a guardare il capello, le finiture mostrano qualche scivolone nei dettagli meno in vista — specialmente dentro il vano bagagli — ma nel complesso la percezione di qualità tiene botta. Semmai, a lasciare un po’ perplessi è la scelta del climatizzatore monozona: su un’auto di questo livello, e soprattutto con i fitti torridi di cui parlavamo prima, una gestione separata dei flussi avrebbe fatto comodo.

La scelta sotto il cofano: due modi di intendere l’ibrido

La vettura si presenta esclusivamente a trazione anteriore e con cambio automatico, ma l’altezza da terra di quasi venti centimetri (19,9 cm per l’esattezza) dà una bella mano quando l’asfalto si fa accidentato. La gamma motori impone una scelta di campo tra due filosofie distinte.

Da un lato ci sono le versioni 1.3 TCe, delle “microibride” dove il quattro cilindri turbo fa il grosso del lavoro. Il piccolo motore elettrico e la batteria ridotta danno giusto un contributo marginale, ma la reattività in ripresa non manca e i consumi si mantengono decisamente contenuti, in particolare nei lunghi trasferimenti autostradali. È la scelta ideale se all’Arkana chiedete un pizzico di brio e dinamismo in più, magari puntando sull’allestimento Techno che bilancia bene peso e vivacità.

Dall’altro lato troviamo la tecnologia E-Tech, un ibrido “full” vero e proprio. Qui il motore 1.6 a benzina lavora in perfetta sinergia con due motori elettrici decisamente più robusti. Nel traffico urbano la musica cambia: la casa promette un taglio di consumi ed emissioni del 20% in media rispetto alla sorella minore, e in città si viaggia spesso in modalità puramente elettrica con il termico spento. Si perde qualcosa in termini di puro scatto e prestazioni assolute, ma il guadagno in termini di silenziosità e soste al distributore è evidente.

Al volante, l’Arkana si comporta sinceramente. Nonostante un’impostazione che strizza l’occhio alla sportività, il comfort resta più che discreto e l’agilità tra le curve è buona. L’unico vero dazio da pagare alla linea da coupé è la visibilità posteriore: il lunotto è molto inclinato, privo di tergicristallo e gli specchietti laterali sono stretti. In manovra, insomma, tocca fidarsi della tecnologia di bordo. Ma considerando una dotazione di serie decisamente ricca in rapporto al prezzo — soprattutto sul fronte della sicurezza — il compromesso sembra decisamente indovinato